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Opere

Salvatore Sciarrino
L'orologio di Bergson
(1999)
per Flauto solo


Durata: 09:00
Editore: Ricordi
1 Esecuzione: Parma - Teatro Farnese - 09/1999

Negli appunti di "Cantare con silenzio", l'irrompere dello strumento solista doveva formare due intermezzi. Il primo sarebbe divenuto "L'orologio di Bergson"; il secondo era contrassegnato come "Danza della Morte-tamburo".
Prima di ogni commento meglio leggere i testi che alla musica hanno fatto da culla. Così si apre "Cantare con silenzio":

Sapere chiaro produce certezza
e la certezza un'ombra
d'ignoranza. Tu
accanto a ciò che comprendi
impara ciò che non comprendi
nutri la solitudine
sì, parti: esci
all'incrocio dei venti
non sai quale a te tocca
scopri l'altro che genera in te.


A questo punto si collocava originariamente "L'orologio di Bergson". Attaccava poi il seguente canto:

Bergson
prendeva il bicchiere
girando con un cucchiaino diceva all'uditorio:
dobbiamo aspettare che lo zucchero si sciolga.


Bisogna sapere che, durante le sue lezioni, Bergson faceva in modo che tutti i presenti provassero la soggettività del tempo. Un esperimento di autosufficiente evidenza: data una quantità di zucchero in una data quantità d'acqua, occorre un certo preciso tempo affinché lo zucchero si sciolga. Ma ad ognuno questo tempo sembrerà diverso, a chi breve, a chi interminabile. Sarebbe spontaneo immaginare che Bergson non portasse orologio. Invece la sua conoscenza del tempo si basava su un'esatta valutazione.
"L'orologio di Bergson" batte colpi violenti, in apparenza sempre uguali. Invece il tempo impercettibilmente si flette. Dove smette di pulsare, continuiamo a percepirlo.
In mezzo a questi colpi passano sciami di eventi sonori eterogenei, nella stessa direzione del tempo o in direzione contraria.
Questo pezzo sfrutta in modo inaudito le articolazioni più elementari che ci siano, suoni distanziati e ripetuti, usandoli come stacchi di immagini sonore periodiche e intermittenti.
Ne deriva un'esperienza singolare di tipo cinetico. Entrano in gioco: persistenza, direzionalità dell'immagine, e soprattutto la discontinuità di spazio e tempo da cui la pluralità dimensionale scaturisce.

Quantità di cose e sabbia trascinano a loro volta
cose e sabbia che fanno barriera. D'un tratto
il fiume smette di scorrere
perché prima scorreva.


Stupefatti dinanzi all'arrestarsi della vita, restiamo assordati dal tamburo del silenzio. E' il nostro cuore a danzare, solo da vivi infatti possiamo contemplare la morte.
In "Cantare con silenzio" questa esplosione si voltava in gioia, richiamando le voci a narrare ancora una volta la nascita dell'universo.
Estrapolata dal ciclo vocale, ora la danza si avviluppa in un contrasto di suoni violenti e suoni lontani, come tra luce ed ombre con il sole a picco.

Ardo di sete e muoio,
ma bevi alla fonte perenne
a destra del cipresso...


Spesso mi sono chiesto perché un cipresso bianco. Viene sempre menzionato dalla tradizione orfico-pitagorica, quasi a contrassegno dell'aldilà.
Da qualche tempo, confusamente ho compreso: le strade antiche erano sterrate, il passaggio di uomini e bestie imbiancava gli alberi di polvere. Nel regno dei più il traffico era notevolmente il più intenso che si potesse pensare.
Ho dedicato "L'orologio di Bergson" e "Morte tamburo" a Mario Caroli, per il quale entrambi i lavori sono stati concepiti.
(Salvatore Sciarrino)

Salvatore Sciarrino, "L'orologio di Bergson" e "Morte tamburo" per flauto discendente al si.
Il testo é stato parzialmente pubblicato in francese in occasione della prima esecuzione assoluta di "Morte tamburo" (Strasburgo, festival "musica", 25 Settembre 2000)